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Tomo primo
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tica fu sempre distinta, e con singolari onori accolta dagliarabi. Questi ad imitazione de’ greci vantano la loro plejadearabica ; ma di sette poeti de’ più antichi, non come i grecidi sette de’ più moderni . Que’ primi poeti sono i Livj e iPacuvj degli arabi, tenuti in rispetto per la loro antichità,ma non letti da’ posteri , nè stimati pe’ loro pregj poetici.Gli Orazj , i Prop erzj, e i Tibulli vennero ne’ tempi poste-riori , e si formarono colla coltura renduta già più comune atutta la nazione. Al tempo degli Abassidi fiorì un illustrepoeta. Alkalil Àhmad Al Farahidi, il quale a certe e stabilileggi sottomise la poesia , che prima altra regola non conosce™va che il capriccio de’ poeti. Ma il principe dell’arabica poe-sia non comparve che nell’anno 303 dell’egira al principiodel decimo secolo della nostr’era, e questi fu il famoso Al-monotabbi, nato in Cufa, ed allevato in Damasco, dove par-ticolarmente fece conoscere il poetico suo valore . Nè sola-mente chiari poeti splendevano negli arabici dominj, ma sivedevano ancora spiccare eccellenti poetesse. La celebre Va-ladata figlia del re Mohamad Almotakphi Bilia, principessadi molto spirito e di singolare talento per la poesia, può dir-si la Saffo degli arabi, essendo simile alla greca, non solo nelgenio poetico, ma nella gagliardia altresì, e nella forza diesprimere la sua passione. V’era in oltre una Maria Alfaisuli,che potrebbe ugualmente chiamarsi la Corinna 3 v’era un’Ai-scha di Cordova, i cui versi spesse volte eccitarono i più vi-vi applausi nella dotta accademia di quella città 5 v’era unaLabana parimente di Cordova 5 v’era una Safia di Siviglia;v’era una Abbassa non men memorabile per la sua nobiltà eper le strane vicende, che per lo spirito della poesia; v’era-no molte altre illustri poetesse, le quali superare facilmentepotrebbono, non che uguagliare il numero di quelle, che nel