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Tomo primo
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filosofìa, alla matematica, alla medicina, agli studj serj, e al-le scienze severe. Quanto fossero comuni agli arabi le filoso-fiche discipline , e quanti uomini illustri all’onore aspirasserodi filosofi, Giulgiul , Alitali, Iben Cafta, Leone africano, edinfiniti altri scrittori di storie e dì biblioteche filosofiche chia-ramente lo mostrano 5 nè credo, che sia d’uopo il rammenta-re gli Alkindi, gli Alfarabi, gli Avicenne, e tanti altri nomicitati con testimonj di molta stima da’ cristiani peripatetici,per fare credere, che gli studj filosofici incontrarono negli ara-bi diligenti coltivatori, ed adoratori divoti. Per formare un’idea dell’arabica filosofia sarà meglio disaminare alquanto ilmerito de’ suoi filosofi, che non ricercarne il numero, e lafama, che si acquistarono. Perchè infatti noi vediamo parec-chj scrittori, i quali abbagliati dallo splendore di nomi dive-nuti sì celebri, ed acciecati alla vista di sì numerosa schieradi filosofi , vogliono far comparire gli arabi come nobili pro-motori ed illustratori della filosofia. Altri all’incontro ad al-cuni scolastici soltanto ponendo mente chiamano a piena vo-ce gli arabi corruttori e depravatori delle filosofiche discipline.Noi dunque scorreremo brevemente tutte le parti della filo-sofia dagli arabi coltivate , e quindi quali sieno i frutti dallefatiche loro prodotte raccoglieremo . Vero è, che la loro filo-sofia non aveva tanto la mira di conoscere le opere della na-tura, quanto di ben comprendere gli scritti d’Aristotile. Lameditazione di questi, la lezione de’ conienti, che Alessandro,Simplicio, e gli altri fatti avevano sopra i medesimi, occupa-vano le loro vigilie. Un’aggiustata traduzione, un’illustrazio-ne sottile delle opere dello Stagirita era la piu sublime metadell’alto ingegno di que’ filosofi . Scarsa assai sarebbe rimasta laloro gloria ancor quando riusciti fossero in tale impresa con pie-na felicità . Ma egli è un fatto ben singolare, che uomini di sot-