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Tomo primo
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tile ingegno, con intenso studio, coll’applicazione di molti an-ni, colla scorta d’altri condottieri non abbiano potuto giugnerea ben intendere, ed a sporre con chiarezza gii scritti di quelfilosofo, e che senza sapersi il come, o il perchè si sieno sìstranamente smarriti dal dritto sentiero . Il savio ed oculatoYives, dopo essersi amaramente lamentato dell’onore eccessivo,che alle interpretazioni degli arabi rendeasi nelle scuole, edopo avere addotto un passo d’Aristotile stranamente guastatoda Averroe per far vedere quanto dette traduzioni andasserolontane dal senso dell’originale, alto leva la voce, e gridacon ragione : Aristoteles si revivisceret intellìgeret haec, aut possetvel conjecturis castigare ? O homines valentissimis stomachis quihaec devorare potuerunt et concoquereì Ma l’enfatico epifonema,col quale più avanti interpella l’interprete Averroe, più diret-tamente tende a ferire i nostri che non gli arabi filosofi set-tatori di quel maestro: Rogo te , Abeti Rois (dice ) quid habebasquo caperes hominum mentes , seu verius dementares ? Ceperuntnonnulli multos sertnonis grada , et oradonis lenocinio , te nihilest horridius i inculdus , obscoenius , infandus . Aid tenuerunt quos-dam cognidone veteris memoriae ; tu nec quo tempore vixeris , necqua aerate natus sis , novisti , non magìs praeteritorutn consultus,quam in sylvis , et solitudine natus , et educatus. Infatti troppoè difficile ad intendersi come errori sì madornali sieno statiper tanto tempo da uomini di talento e di capacità' non so-lo abbracciati, ma in qualche maniera canonizzati. Ma ritor-nando alla filosofìa degli arabi chi non vede, ch’essendo ellavile schiava d’Aristotile, e recandosi a somma gloria il poterseguire dappresso le pedate di. quel filosofo, non era però inistato di fare molti progressi ? £ a dire il vero la logica ela metafisica anziché ricevere luce dalle loro speculazioni sividero miseramente avvolte nelle più fosche tenebre. La ma-