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Tomo primo
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Freind: la botanica, e la lingua greca sono venute in piùchiaro lume fra noi *, onde poco conto si fa presentementedelle arabiche traduzioni, ed appena si troverà chi abbia lavoglia di consultarle. Ma sia pur vero ciò, che sì francamen-te asserisce quel dotto storico della medicina : io però nondubito di asseverare con uguale sicurezza, che lo studio, chedell’erbe fecero Al Rasi, Haly Abbas, Avicenna, ed altrifilosofi e medici arabi ha più che pienamente compensato ilpicciolo danno, che recar poterono alla botanica le sì vilipesetraduzioni . Ma ciò, che più torna ad onore degli studj fisicidi quella nazione, sono i viaggi, che gli arabi filosofi intra-prendevano per ben conoscere la natura. Noi abbiamo citatodi sopra i quarantanni di viaggi del litologo AJbiruni; masono ancora più celebri le lunghe pellegrinazioni del mala-ghese Ibnu El-Beithar. Quest’arabo Tournefort per acquistarepiù certe cognizioni deli’erbe lasciò l’ameno clima di Malaga,e a lunghi e disastrosi viaggi coraggiosamente si accinse. Nonpago egli di sviscerare i monti e le campagne d’Europa, vali-car volle le arenose ed infocate spiagge dell’Africa, e penetra-re fino alle più remote contrade dell’Asia, in tutte le parti dell’allor conosciuto mondo osservando co’ proprj occhi, e colleproprie mani toccando quanto di raro e singolare ne’ suoi treregni presenta la natura : animali, vegetabili, e fossili, tuttoegli sottomise all’attento suo esame, e di tutto ottenne le piùesatte cognizioni. Ricco Beithar delle spoglie dell’oriente edell’austro fece ritorno alla patria per farle parte degli acqui-stati tesori, ed un eccellente libro diede alla luce Delle virtùdell 1 erbe t il quale fu in breve seguito da altri due; l’unoDe’ sassi e de ’ metalli , e l’altro Degli animali . Queste soleopere, quando altro non avessero fatto gli arabi, bastano arendere benemerita quella nazione delia botanica, della me-