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Tomo primo
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dicina, e di tutta la storia naturale j^con esse illustrandosinon solo le opere di Dioscoride, ma quelle eziandio di Ga-leno, di Paolo Egineta, d’Oribasio , e di tutti i greci, chetrattarono tali materie; e servire possono a dimostrare, chemalamente s’appose il Brukero [a) quando pretese, che quan-to di sodo e di utile ritrovasi negli arabi tutto è preso da’greci, e che quelli, anziché vantaggiare i buoni studj, mise-ramente depravarono i veri ritrovati de’ loro maestri. Lachimica non può essere coltivata in una nazione senza che elamica,le fisiche cognizioni facciano non leggieri progressi; poichécome dottamente pruova il Boerhaave (è '), serve la chimica atutta la fisica, e. per ogni parte di essa si diffonde. Laondese gli arabi promotori furono, per non dire, come molti vo-gliono, inventori della chimica, non potevano appagarsi d’u-na fisica ristretta alle sottigliezze peripatetiche, nè attenersi a’soli conienti degli scritti d’Aristotile » Un altro non lieve in-dizio del profitto degli arabi nello studio della natura si puòdalla perfetta cognizione desumere, che avevano della colturadella terra. Fra tutte le incivilite- e colte nazioni delPÀsia,dell’Africa e dell’Europa, sì antiche, che moderne, non puòalcuna vantare un codice d’agricoltura, che sia da mettersi alconfronto di quello, che avevano, gli arabi di Spagna. Letticon profondo esame, ed attentamente pesati i sentimenti'de’caldei, de’ greci, de’ latini, degli arabi, e degli spagnuolisopra ciascun punto dell’agricoltura, si fissarono i più giusti epiù sodi principj, che col clima e colla qualità del terreno siconfacessero; e delle terre, delle piànte, degli animali si sta-bilirono le più savie e le più misurate leggi? onde avesse laSpagna un codice d’agricoltura, quale niun popolo, quantun-

(a) Hist. phiL tom. ni.

Tomo I.

(b) Eleni, chym. tom. I.

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