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si, nella qua 1 opera nuove maniere d’agire e d’adoperare glistromenti, e prudenti cautele, ed utili avvisi quasi da pertutto s’incontrano? Debitrice è la farmaceutica di molti lumiall’arabo Avenzoar, il quale non questa solamente, ma variealtre parti illustrò della medicina. Abbiamo detto di sopraquanto studio ponessero gii arabi nel coltivare la botanica , ela storia naturale, e il fine di quello studio non ad una me-ra curiosità , ma sibbene al miglioramento della medicina ten-deva . Quindi di molti aromi, di molti metalli, di moltepiante, di parecchi fossili e vegetabili arricchita fu l’arte medi-ca, e nuove virtù ne’ conosciuti oggetti ancor ignote a suo van-taggio furono scoperte . Il dotto storico della notomla, Portai,dice , che Avenzoar è stato il primo a parlare dell’abscesso almediastino, e della disfagia, o difficoltà d’inghiottire. La spi-na ventosa , il vaiuolo , ed altre malattie da chi furono tratta-te se non da’ medici arabi? Razis, detto l’arabo Galeno, Avi-cenna, Averroe, ed altri parecchi lor nazionali o di nuovi ma-li e di nuovi rimedj sconosciuti a’ greci hanno data notizia,o a nuovi metodi hanno ridotte le già usate operazioni, onuovo ordine e nuovi piani hanno seguiti nel trattare le me-diche materie, di cui i greci aveano scritto. Laonde sembra,che non per effetto d’inveterato pregiudizio, o per cieco ri-spetto a’ maggiori, ma ad occhi aperti, e colla fiaccola dellabuona critica in mano si possa fare plauso agli studj medicidegli arabi, i quali e ci conservarono le obbliate dottrine de’greci, e seppero dal proprio fondo arricchirle, e per tutto ilmondo portarono in trionfo la medicina. A vista di tuttociò inescusabili sembreranno a taluno le calde espressioni delPetrarca, il quale scrivendo a Giovanni Dondi medico pado-vano suo amico (a) : Unum ( dice ) antequam desinam te oro ,
(a) Sai. lib. xul, ep. il.