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ut ab ornnì constilo mearum rerum tui isti arabes arceantur, ac-que exulent : odi genus universum ..... vix mihi persuadebiturab arabibus posse aliquìd boni esse. Ma io, animato dal rispet-to dovuto al padre della moderna letteratura , non so risol-vermi a biasimarlo ; anzi credo potersi nelle circostanze de’tempi, in cui scrisse il Petrarca, ritrovare non solo legittimascusa, ma eziandio materia di lode al suo zelo senza verunpregiudizio dell’onore degli arabi. Il fanatico attaccamentoagli arabici scritti, che allora regnava nelle scuole, trattenneper molto tempo i progressi delle scienze5 e la medicina, lafilosofia e le matematiche, non attentandosi a superare gliarabici confini, si avvolsero in istrani laberinti, donde non vivolle piccola fatica per farle uscire a più chiara luce. Ciòche coll’accortezza del suo ingegno conoscendo il Petrarca,non potè tenere l’ardente suo zelo da non scagliare quelleamare doglianze contra gli arabi, cagione, benché innocente,di tanto male. Una simile ragione spronò ne’ tempi posterio-ri il Galileo , il Cartesio, e più di tutti il Gassendo a decla-mare smodatamente contro Aristotile , e contra tutta quanta ladottrina del greco filosofo. Moderati richiami non sarebberobastati a ricondurre la mandra scolastica sul diritto sentiero, enon vi voleva meno che urti sì gagliardi. I posteri illumina-ti lodano il -giusto ardore del Petrarca e del Gassendo, eseguono ad avere la meritata stima d’Aristotile, e degli arabiSe finora gli arabi si sono veduti come seguaci, o pro-motori , o corrompitori delia dottrina de’ greci, or dovremodue rami della loro letteratura ch’ebbero da sè, e che certonon potranno dirsi presi da’ greci. Questi sono la giurispru-denza , e la teologia musulmana, che noi dovremo scorrereleggiermente, essendoci di troppo fermati nell’esaminare le al-tre scienze. Il soverchio rispetto, e la fanatica superstizione,Tomo I.
Giurispru- /(lenza e teo-logia.
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