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ì romani, ristretti soltanto alla bella ed amena letteratura: ivantaggi da quelli recati alla medicina, alla storia naturale,airastronomia, ed a tutte le parti delle matematiche potreb-bono dare loro il primato sopra i romani, che appena si era-no degnati di salutare sì nobili ed interessanti discipline -, mala preminenza, che questi ottengono nelle belle lettere, li levatant’alto sopra gli arabi nell’onore letterario, che obbliar fannotutti i loro pregj scientifici, se vogliono chiamarsi a confron-to. Tullio, Virgilio, Livio, Orazio, e tant’altri eccellentistorici e poeti soverchiano di gran lunga qualunque meritoallegar possano gli arabi ; e farebbono giustamente comparirestolto l’ardire di chi volesse metterli a competenza. Cedonodunque gli arabi senza contrasto a’ romani; ma benché nonpossano avere alcuna pretesa alla preminenza nei merito enella dignità, li superano non pertanto nell’impegno, nellozelo, nella perseveranza, e nell’universalità di coltivare glistudj. Questo nobile ardore li rende certamente lodevoli agliocchi de’ letterati; ma non basta esso solo per dare alle lo-ro fatiche la gloria di contarsi per benemerite della modernaletteratura. Noi abbiamo veduto regnare molti secoli nellescuole un arrabbiato studio delle peripatetiche sottigliezze ; uo-mini grandi faticar notte e dì dietro a inutili ciance; dispen-sarsi premj ed onori agli studiosi, %he in tali quistioni si di-stinguessero ; e tutto insomma mettersi in opera quanto ser-vir potesse l’avanzamento delle filosofiche discipline, che al-lor erano in voga: ma da tutto ciò qual vantaggio hannoquelle importanti scienze ritratto, se non se il vedersi ognorpiù miseramente avvolte in mille oscure ed affatto disutiliquestioni ? Sicché non basta sapere, che gli arabi molto im-pegno si presero per coltivare gli studj, esaminar convienenon quanto siensi applicati alle lettere, ma sibbene qual frut-