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to sia ad esse venuto dalla lor applicazione, e quanta influen-za abbia avuta ne’ nostri studj l’arabica letteratura.influenza Primieramente d’uopo è confessare non essere stati i van-
degli arabi
nelle scien- taS rgi recati dagli arabi alle lettere assai corrispondenti alle
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loro lodevoli fatiche in coltivarle. Tanta protezione de’ prin-> cipi, tanto zelo de’ privati, tante scuole, tanti collegi, tan-te accademie, tante biblioteche, tante utili istituzioni, tantiviaggi letterarj, tante ricerche di cose naturali, tante osser-vazioni astronomiche, tanti scritti d’ogni argomento e in ognimaniera per agevolare, e per avanzare le scienze e le ame-ne lettere, sembrava che fossero per produrre un cambiamen-to in tutta la letteratura, quale si era veduto entrata chefu questa nella Grecia, e quale si è poi felicemente godutodopo il suo risorgimento nell’Europa ne’ tempi posteriori. Magli arabi in tanta folla d’innumerabili scrittori sono ben lon-tani dal potere vantar un Archimede, od un Newton, nè unOmero, o un Corneillej nè l’universale e costante lor impe-gno in promuovere le scienze non ha avuto il desideratocompenso di strepitose scoperte, e di straordinarie invenzioni.Ma nondimeno non sono però gli studj arabici privi d’ognimerito nella repubblica letteraria. E prendendo principio dal-la parte delle scienze e chi potrà negare senza incorrere lataccia d’ignorante, o d’ingrato, che non picciole sono le ob-bligazioni, ch’esse professar debbono agli arabi? L’Europa tut-ta , come abbiamo di sopra veduto, aveva lasciate le scien-ze in un intiero abbandono : i greci non più leggevano gliEuclidi ed i Tolommei j le scuole d’erudizione, al dir di Zo-nara, abolite erano da Leone Isauro, e per la ignoranza dìquest’imperadore e de’ suoi successori negletta ed estinta gia-ceva la filosofìa: i latini appena stentatamente sapevano in-tendere la lingua romana, e non che consultare i greci esem-