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Tomo primo
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plari, neppur prendevano in mano que’ latini, che qualchelume recar loro potessero per seguire i buoni studj. E gliarabi ? Gli arabi intanto accogliendo le scienze dalle nostrecontrade sbandite andavano in cerca de’ greci maestri, che leavevano insegnate; studiavano i loro libri, che sono i fontidel sapere; li traducevano nel lor idioma, e le loro notizierendevano comuni a tutta la nazione. Mentre le scuole cri-stiane si occupavano in apprendere il canto ecclesiastico, inleggere, e in fare conti ^mentre da tutta la Francia correva-no a Metz e a Soissons portando in volta gli antifonarj percorreggerli all’uso romano, gli arabi mandavano ambasciatecercando i buoni libri greci, ed anche i latini, ergevano os-servatori per apparare l’astronomia, facevano viaggi per istruir-si della storia naturale, e fondavano scuole per insegnaretutte le scienze. Ncque negari potest ( dice il Renaudot (a) )cum lìtterae in Europa pessurn darì, et extingui coepìssent, abarabibus omne genus scìentìarum tractatum fuisse, atque excul—tum, et princeps quosque scriptores in linguam ipsorum transla-tos, usque adeo ut quidam graece deperditi apud solos arabes re-periantur: unde tot inter illos philosophi , medici, mathemad-ci etc. Così gli arabi intensamente coltivarono i buoni studjabbandonati dagli europei, e in tutti i loro vasti dominj ledecadute scienze promossero. Quale immenso tesoro di natu-rali cognizioni non raccolsero col recare al loro linguaggio,ed esporre alla comune intelligenza tutti gli utili scritti de’persiani, degl’indiani, de’ siri, degli egiziani! Ma particolar-mente de’ greci non tralasciarono filosofo, matematico, me-dico , che non traducessero nell’arabico idioma, e con notee con conienti non illustrassero. Quindi tanti greci libri, che

(a) Ep. ad. Dac. apud Fair. Bibl. Grec. tom. I.