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Tomo primo
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più non trovavansi nè in greco, nè in latino, e che sarebbo-no affatto perduti per la nostra letteratura, sonosi soltanto con-servati nell’asilo delle arabiche traduzioni. Indarno cercaro-no per tutta la Grecia i matematici compiuti i libri de’ coni-ci d’Apollonio, e d’uopo fu che il Yiviani pensasse ad indo-vinare ciò che Apollonio potesse aver detto ne’iibri mancanti:ma la vera dottrina d’Apollonio non potè mai venire a noti-zia degli europei, finché Abramo Ecchellense non la ricavòda un codice arabico della biblioteca medicea , dove rimane-va sepolta. Possono ben dibattersi i medici per cercare com-pleti i comentarj di Galeno sopra gli epidemici d’Ippocrate,non altrove li troveranno che nell’arabica traduzione conser-vataci nella biblioteca dell’Escuriale. Quanti greci originalisarebbono rimasti consunti dalla polvere, se non fossero giun-ti alla cognizione degli europei per le arabiche traduzioni ! Inomi stessi, non che le dottrine e gli scritti di molti buo-ni autori erano affatto sfuggiti dalla mente de’ cristiani, nèurono richiamati alla lor notizia, se non che pel mezzo dellearabiche versioni. Se Carlo Magno e i suoi successori in ve-ce di far correggere gli antifonarj, e far apprendere il can-to-fermo avessero cercato di avere i libri de’ greci, di tra-durli nel latino idioma, e di rendere comuni le loro dottri-ne , non sarebbesi veduta l’Europa sepolta nelle folte tenebredell’ignoranza, che nel secolo decimo sì pienamente la copri-rono . E gli arabi per ciò solamente che conservarono vivala memoria de’ greci autori, e la notizia de’ loro scritti edelle loro scoperte, meritano bene la gratitudine di tutti quel-li, che alle scienze professano qualche amore. Ma questi, ol-tre l’avere tenuto in piede le discipline acquisiate da’ greci,hanno saputo altresì levarle più alto, e recarle a maggioreavanzamento. Se la chimica, e l’algebra non furono ritrovate