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Tomo primo
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trattato Della varia fortuna iVAristotile fa vedere per una co-stante e non interrotta serie di antichi vescovi e dottori del-la chiesa, che le sottigliezze aristoteliche furono sempre guar-date come sorgenti degli errori e dell’eresie, che oscuravanole cattoliche verità. Ne’ primi secoli, mentre durava ancora ilfervore de’ buoni studj, si ribattevano gli errori co’ testimonjdella scrittura, colla perpetuità della tradizione, e colla forzadelle ragioni; e la religione, servita dalla filosofia e dall’eru-dizione sacra e profana, era portata in glorioso trionfo. Men-tre si tenne in piedi il gusto della buona letteratura l’amoredelle cavillazoni, e il genio scolastico non poterono fare mol-ti progressi. Ma dopo il quinto e sesto secolo gli uomini, cheper professione , o per talento si consecravano alle lettere, nonabbracciavano quegli studj, che condur li potessero allo scopri-mento della verità; non l’intima cognizione delle lingue ede’ costumi orientali, onde penetrare nello spirito delle scrit-ture ; non l’attenta lettura de’ padri, de’ concilj, e di tuttala storia ecclesiastica, ond’essere bene al fatto della serie co-stante della tradizione ; non una sana critica, non la severamatematica, non una dotta ed attenta medicina, nessuno in-somma di quegli studj, ch’esercitare possono utilmente l’inge-gno umano, e tenere vegete e vive le sue forze con propriodiletto, e con vantaggio delle scienze e della verità. Dedi-cavansi con piacere alle dialettiche arguzie, e con tutta ram-ina s’ingolfavano in quel pelago di regole e di maniere d’ar-gomentare e di rispondere agli argomenti, che sì sottilmenteaveva immaginato Aristotile, e che con tanto furore seguiteavevano e peripatetici, e stoici. Mancanti di fodamenti , su’quali ergere i loro raziocinj, li fabbricavano in aria, ed altronon erano se non vane sottigliezze, che venivano a terra sen-za niente conchiudere . Fin dal principio dei settimo secolo