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Tomo primo
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scuole, come dice il Condillac (a), divennero per gli scola-stici ciò che per li cavalieri erano i tornei, teatri cioè, oveil combattere, e il restare vincitori riusciva sommamente glo-rioso: e siccome i cavalieri si presentavano di torneo in tor-neo, combattendo spesso per le bellezze, che non avevanomai vedute ; così pure vedevansi gli scolastici andare di scuo-la in scuola facendo mostra di sè, disputando di cose, chenon intendevano nè punto, nè poco. Una differenza però ioosservo fra i cavalieri erranti ed i dialettici: quelli volevanosempre prèndere l’armi in difesa della beltà, e sarebbonsi agran vergogna recato il sortire in campo a favore d’una schi-fosa bruttezza; ma i dialettici non erano tanto dilicati nellascelta dell’oggetto delle loro contese: egualmente pronti adifendere il falso e il vero, spesso prendevansi gloria di ab-battere una verità, e di portare in trionfo un errore: purchépotessero far pompa d’acutezza e d’ingegno poco loro calevadel merito della causa . Noi abbiamo nella corte dell’impera-dore Corrado III un saggio de’ gravi soggetti delle quistioni,che facevano il diletto degli uomini grandi. Citerò le stesse,parole dell’abate Wibaldo in una sua lettera ad un certoManegoldo maestro di scuola , riportata nel secondo tomo del-la collezione di Martene e Durand : Argutias ( dice ) et sophi-sticas conclusiunculas , quas gualidicas a quodam Gualone vocant ,nec exercebìs superbe , nec contemnes penitus . Haec hujusmodi sunt :quod non perdidìsti habes , cornua non perdi disti ; cornua ergo ha-bes . Itetn: mus syllaba est, syllaba autem caseum non roditiergo mus caseum non rodit . Mirabatur dominus noster Conradusrex quae a litteratis vestris dicebantur , et probarì non posse ho-minem esse asìnum dicebat. Jucundi eramus in convivio, et pleri-

(a) Court des et. tom. xil.