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Tomo primo
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que nobìscum non Minerari . Dice barn ei hoc in rerum natura nonposse fieri , sed ex concessione indeterminata nascens è vero men-dacìum falsa conclusione astringi . Cum non intelligeret 3 ridiculoeum sophismate adortus sum. Unum 3 inquam 3 habetis oculum?quod cum dedisset, duos 3 inquam 3 oculos habetis? quod cum ab-solute annuisse1 3 * unus 3 inquam 3 et duo tres sunt : ergo tres ocu-los habetis. Captus verbi cavillatione jurabat se duos tantum ha-bere ; multis tamen et his similibus determinare doctus 3 jucundamvitam dicebat habere litteratos . Ecco quali fossero le delizie de’letterati di que’ tempi, e qual razza di questioni facesse lo-ro menare una vita beata. Dov’è pur da osservare, che que-ste inezie logicali non erano nate nella Spagna, nè venivanodagli arabi, ma riconoscevano a loro padre Gualone, ed era-no ( però chiamate gualidiche .

In questo stato trovavansi gli studj scolastici presso gli Accresci-europei quando cominciarono a spargersi nelle loro scuole la ,?,f olast j cagli arabici libri, pieni anch’essi di sottigliezze e di ridicolebiT n «fbìu’cavillazoni. La logica d’Aristotile regnava più nelle scuolede’ saraceni che in quelle de’ cristiani:; ma la maggior coltu-ra degli arabi faceva, che non in quelle troppo basse que-stioni di avere o non aver corna , di esser asino o di non es-serlo, di avere due o tre occhi, ma in altre più recondite edastruse impiegassero l’acutezza del loro ingegno, e le sotti-gliezze della dialettica, che coltivavano con tanto ardore. Al-lora molto più venne in pregio la peripatetica filosofia, e lospirito scolastico prese nuovo vigore. L’impegno finalmente diFederigo II di promuovere gli studj, e d’introdurre nelle scuo-le una piena di versioni di libri greci ed arabici, e il santozelo di san Tommaso d’Aquino di rendere cristiana la dottri-na d’Aristotile e degli arabi, e di fare con savia moderazio-ne servire la loro filosofìa ad uso della teologia, misero sul