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trono la scolastica, e questa regnò, diciamo così, pacifica-mente nelle scuole, promossa dalla regia e dall’ecclesiasticaautorità . Agli arabi dunque si potrà in qualche modo riferi-re l’alto onore, a cui salì in tutta l’Europa quel vano filoso-fare , e la rapidità, con cui per tutte le scuole si accese ilfuoco delle vane questioni, che per tanti secoli hanno occu-pate le meditazioni degli scolastici. Ma prima che le scienzede’ musulmani avessero influenza nelle scuole cristiane, primache gli scritti arabici fossero comunicati agli europei regnavagià negli studj teologici e filosofici di queste contrade quellospirito di sottigliezza e di cavillazione, che ora vuoisi impu-tare a’ saraceni. Anzi io osservo, che nissuno de’ primi scola-stici, che hanno lasciata memoria del loro nome, non è sta-to spagnuolo, nissuna delle prime controversie, che hannoagitati gli scolastici non si è eccitata in Ispagna; e nissunadelle prime sette scolastiche, che hanno menato romore nellenostre scuole, non è nata in que’ paesi, che gli arabi possede-vano. Or se da questi fosse derivata agli europei la scolasti-ca , certo i primi ad abbracciarla avrebbono dovuto essere glispagnuoli, che più intimo commercio godevano con essi, piuintelligenti erano della lor lingua, e più facilità avevano diacquistare i lor libri, e di frequentare le loro scuole; massi-mamente non essendo gli 'spagnuoli troppo contrarj alle sot-tigliezze, come fecero ben vedere quando ne’ tempi posterio-ri accolsero la scolastica mandata lor dalle Gallie , non co-municata da’ saraceni. Ma noi sappiamo, che gli spagnuolipresero bensì, come or or vedremo, dagli arabi l’astronomia,ed altri studj utili e sodi, ma non s’applicarono guari allascolastica, che tanto era rispettata e seguita nella Francia enella Germania; forza è dunque confessare, che l’origine diquesta non dèe prendersi dall’arabica letteratura. Anche nel
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