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Moriey . P ere > da cui era acceso Daniele MorJey, ed egli però dopod’averle frequentate recossi a Toledo, ove caldamente sidiede allo studio dell’arabica lingua, e tutto s’immerse nellematematiche discipline . Altri, benché non potessero alle ara-biche scuole portarsi, procurarono non pertanto di trasferirealle nostre le loro cognizioni. Ermano Contratto, o chiun-que siasi l’autore de’ trattati De mensura astrolabii , et de mi-litate astrolabii , stampati nel Thesauro anecdotorum del padre Pez(a), egli di sé stesso confessa tutto ciò che ivi scrivesi essereda’ libri degli arabi rilevato. Ottone di Frisinga nella Ger-mania molti arabici libri tradusse -, e Federigo II nell’Italiamolti più ne fece recare al latino idioma, e gl’introdusse nel-le scuole. Il primo passo, dice il Bailly (b) , che si feceverso la rinnovazione delle cognizioni fu la traduzione deglielementi d’astronomia d’Alfergano. Le scuole europee altronon seppero fare per molti secoli che tradurre, comentare,abbreviare, ed illustrare in varie guise i libri de’ musulmani.influenza Se v’ha ragione di derivare dall’arabica letteratura il ri-nefio studio sorsirncnto delle matematiche, non meno fondatamente potrà
della medi- ^
cina. riferirsi alla medesima quello della medicina. Asseriscono in-fatti il Boerhaave e l’Haller, che gli arabi accrebbero di mol-to la materia medica, che bene spesso corressero le prepara-zioni e le operazioni mediche e chirurgiche, che molte com-posizioni anche oggidì conservano i nomi arabici, e che i me-dici arabi ebbero a seguaci tutti i medici posteriori. La scuo-la di medicina la più famosa, che a que’ tempi si conoscesse,fu certamente quella di Salerno, e questa secondo la più pro-babile opinione seguita ancora dal Gianone (e) , e dal Tira-
fa) P. il, tom. ni. (b) Hist. de l'as.tr• mod . tom. I, lib. vili.
(c) Star, dì Nap. lib. X, C. xL.