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questo di Marco potrà mai farsi credibile, che il chimico in-glese avesse prima veduto il libro del greco giuocoliere. Laondelasciando da parte un Marco, che non sappiamo chi.siasi, nonsarà egli più verisimile, che Bacone abbia presa da’ libri ara-bici la notizia della polvere? Noi vedremo fra poco, che gliarabi al tempo di Bacone non solo ne conoscevano l’artifi-zio, ma l’adoperavano altresì negli usi militari a rovina del-le nimiche città. L’espressioni di Bacone nel parlare di quest’uso, e l’assomigliarlo ch’ei fa’ all’artifizio di Gedeone, provabensì, che aveva egli qualche sentore dell’uso militare dellapolvere, ma che era molto lontano dal sapere la vera ma-niera d’adoperarla. Perchè dunque non potremo noi dire, cheBacone, a cui erano assai famigliari gli arabici libri, da unqualche arabo autore, anziché dal greco Marco,, abbia ricava-ta la notizia di quella polve? Così i principali pregi delleopere di Bacone, le quali sparsero per l’Europa i primi semidella buona filosofia, tratti sono da’ fonti de’ saraceni ; e lanobiltà scientifica di quel chiaro inglese, che in tutti i tempisarà certamente molto rispettabile, è d’origine arabica.
Nè solo fu quel grand’uomo, che comunicò agli europei ilumi scientifici, ch’erano come in deposito presso gli arabi.Vitellione non oscuro nome ha ottenuto nella storia dellematematiche; e Vitellione altro non fece che ridurre a mag-giore brevità, a miglior ordine, ed a più chiaro metodo ladottrina ottica dell’arabo Alhazen. Lionardo di Pisa istigatodal suo padre intraprese un penoso viaggio nell’Africa; e perfrutto delle sue fatiche riportò l’algebra arabica, dono il. piùpregievole che potesse porgere all’europea letteratura, ed in-trodusse nell’Italia le cifre numerali degli arabi. Non entre-remo qui a disputare se Arnaldo di Villanova spagnuolo siao francese, ovver italiano, sebbene sembra , che più antichiTomo I. b b
Europei discepoli deglarabi •