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Tomo primo
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arabici ricavavano. Il Boivin (a) dando notizia de’ libri, chesecondo il catalogo fatto da Egidio Malet nel 1373 , annonono del regno di Carlo V, esistevano nella biblioteca delLouvre con ardente impegno da quel monarca raccolta, dice,che molti libri vedevansi di medicina, ma la maggior partedi autori arabi, in latino, o in francese tradotti.

Ancor ne’ tempi posteriori il famoso Fabrizio d’Acquapen- infiuen-

zadell’arabi*

dente confessa, che quanto egli ha acquistato di notizie chi-rurgiche, tutto il deve a Celso, a Paolo Egineta, e ad Abulca-si, come dice il Dutens (b) . L’Haller (c) osserva, che l’opera m ‘di Abulcasi ve/ ideo legi debet quod communis quasi fons sìt , exquo recentiores saeculi ìmprimis xiv chirurgi hauserunt . E piùavanti : Ab arabibus in europeos medicos rediit chirurgia post sexfere saccaia , quibus totis in eruditissima illa Italia nemo quidquamad eam artem ornaridam contulerat. L’erudito Uezio nella cen-sura della filosofia di Cartesio vuole, che questi abbia presodagli arabi dialettici quel principio tanto fecondo di nuoveopinioni: Quidquid potest cogitari potest esse. E il dotto Bail-Iy nel libro sesto della Storia dell'astronomia moderna par-lando d’Alpetragio non teme di avanzare, che questi potèaprire la strada al Keplero per giungere all’importantissimoscoprimento delle orbite ellittiche de’ pianeti, che ha fattocambiare d’aspetto l’astronomia. Giorgio Sharpe nell’eruditaprefazione alle opere dell’Hyde narra ad onore non meno delsuo autore che degli arabi, come volendo il Boyle acquistareda’ proprj fonti le chimiche notizie ricorse all’Hyde, acciocchégli aprisse i tesori degli orientali ; ed egli : Quid apud eos phi-losophi ( dice ) quid medici aut radonibus aut experimentis com-

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(a) Ac. inst. toni. 11I.

(b) Redi. ec. tom. il pag. 63 •

(c) Not. ad Boerh. meth. $t. med. tom. il pag. i8a.