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Tomo primo
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marcandae , et Sinanim regione reperiti. Questa fabbrica di Sa-marcanda si conservò poi con singoiar credito, e vedesi in-fatti con particolari lodi celebrata dagli scrittori. Ezzedin Ab-delaziz Ebn Abilcassem Babasri nel suo Florilegio per questocapo distintamente commenda detta città: In urbe Samarcan-da praecellit chartae nitidissimae usus , quae tantum ibi et in Si-nis reperitur; unde arabes mahometatù , ea in suam ditionem re-' dacta , confìciendae chartae artificium acceperunt . Ed ecco comefacilmente possono conciliarsi le opinioni all’apparenza diversedi questi autori. Prima, come dice il persiano Moamad, l’u-so della carta non incontravasi che nella Cina ed in Sa-marcanda 5 ma ridotta poi questa sotto l’impero de’ saracenida Catibah Ben Moslema nell’anno dell’egira lxxxv, e co-nosciuta allora quell’utilissima invenzione de’ maomettani,pensò tosto Giuseppe Amru di metterla a profitto de’ suoi, etre anni dopo l’introdusse nella Mecca, e la rese comune agliarabi, come dice Algazelo. Così fino dal principio del secoloottavo nell’anno 706 si era già introdotta la carta nella Mec-ca 5 e gli arabi, più savj e più prudenti di noi, lungi dall’op-porsi ad un’utile novità, le fecero grata accoglienza, e nontardò guari che propagata non fosse, e portata in trionfonell’Arabia, nell’Africa, e in tutti i dominj de’ saraceni.Quindi s’inoltrò nella Grecia, nella Sicilia, e in altre partid’Europa, e molto più prese piede nella Spagna, dove benpresto vidersi erette fabbriche di finissima carta , e dove i piùantichi codici che sappiasi, e in maggior copia che per tuttoaltrove conservami. Mentre la più sollecita industria e lapiù attenta erudizione non hanno potuto suggerire agli euro-pei che tre o quattro codici di carta della metà e della finedell’undecimo secolo, pescati a stento nelle biblioteche di Fran-cia, d’Inghilterra e di Germania, al Casiri è riuscito di tro-Tomo I. c c

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