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varne parecchi del 1009 nella sola biblioteca dell’Èscurialedonde molti pure, e più antichi ne aveva rapiti il sofferto in-cendio. I greci stessi, all’ingegno de’ quali vuoisi da’ nostririferire quest’invenzione, sembra che la riconoscano da’ sara-ceni^ poiché, come osserva il Montfaucon (a) , un greco,che di tempo d’Arrigo II formò il catalogo de’ greci codicidella reale biblioteca di Parigi, chiama sempre la carta dicotone chana damascena , quasiché da Damascosede degli ara-bi , siasi a noi trasmesso sì pregievole dono.
Introdurlo- Stabilita così la parte ch’ebbero gli arabi nell’introduzio-ne della car- * °
ta di lino. ne della carta di bombagio , potrebbe sembrare superfluo ilricercare distintamente la loro influenza nell’uso della nostra-le di lino. Imperciocché una medesima essendo la maniera difabbricar l’una e l’altra, e riuscendo amendue sì somiglianti,che facilmente confondonsi da chi non le considera con oc-chio pratico e con diligente attenzione , l’adoperare or l’una,ed or l’altra da accidentali combinazioni sarà derivato 5 nèmolta lode d’ingegno dovrà colui riportare, che la carta dilino a quella di cotone seppe sostituire. Il vantaggio che ri-trae l’Europa dalla carta per le lettere e per la società è l’a-vere un mezzo agevole e facile di supplire al difetto del pa-piro egiziano, e di restare immune del grave dispendio dellemembrane: ma che quella sia di lino, che sia di cotone, odanche di seta poco aggiunge ai merito dell’invenzione, e siriduce soltanto ad u’n oggetto di economia, e di maggiorefacilità. Nella Cina, e nelle parti più orientali dell’Asia,dond’ebbe origine quest’utile ritrovato, lasciando da partealtre fogge di carta là usate più somiglianti all’egiziane ead altre antiche che alle nostrali moderne, la seta e il co-
tone somministrarono materia alla carta $ la maggiore abbon-
(a) Dìss. ubi supra .