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Tomo primo
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„ da cui si trasportò in Costantinopoli, e in altre città dell’„ Asia frequentate dagli europei, che la portarono in Italia,„ fa credere che bombicina fosse detta dall’essere da principio„ di bombagio, non già di seta „. Poiché appunto dall’esseretal carta venuta primieramente dalle parti più remote dell’A-sia doveva credersi che fosse detta bombycina dall’essere daprincipio di seta. Di seta dunque formarono i cinesi la lorocarta; ma l’uso di questa restò soltanto nell’Asia abbracciatoal più per qualche tempo dai persiani di Samarcanda; gliarabi dell’Asia e dell’Africa pensarono poscia a sostituirvi ilcotone; e la carta di cotone fu quella, che seguitò ad ado-perarsi ne’ dominj arabici, e s’introdusse ancor nell’Europa.E forse in questo senso ebbe ragione di dire Algazelo soprac-citato, che Giuseppe Amru nel 706 omnium primus chartamin urbe Meccano, invenit; verosimile essendo, che per avere gliarabi più copia di cotone che non di seta ritrovassero l’artedi supplire alla carta cinese, troppo a lor dispendiosa, collabambagina di più vii prezzo, e più facile ad acquistarsi. Pli-nio infatti parla (a) del cotone come d’una produzione pro-pria di quelle parti, e come d’un arbusto nativo de’confinidell’Egitto coll’Arabia. Se dunque gli arabi inventarono lacarta di cotone, se la introdussero a benefizio degli euro-pei, sarà sempre sommamente da commendarsi l’arabica be-nemerenza verso la moderna coltura, ancor quando vogliaaccordarsi alle nazioni europee l’onore d’avere seguito l’esem-pio degli arabi nel cambiare la materia da fabbricare la car-ta, e d’avere alla mancanza del cotone supplito col lino.Ma io penso, che ancor questo cambiamento sì vantaggiosoall’Europa sia provenuto dall’ingegno degli arabi, e che ad

(a) tib. xix, cap. I.