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Tomo primo
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essi si debba l’introduzione delia carta di lino non meno chedi quella di cotone . La celebrità della gran quistione su l’o-rigine della carta nostrale , che da tanti dotti scrittori si vedetrattata, merita bene, che noi pure ci proviamo di fare nuo-ve ricerche, e di ravvisare negli arabi la vera origine di quelritrovato, che altri senza valevole fondamento cercano di ri-petere da altre nazioni.

Il Maffei per ben due volte nella sua Storia diplomatica Monumen-

^ ti i più anni-

(a) asserisce senza esitanza, che nell’Italia nacque la carta di carta

lino, che si prese a lavorare ad imitazione della bambagina.

Il Tiraboschi nel tomo v della sua Sto ria della letteraturaitaliana (6) comincia col proporre come una sua congettural’invenzione della carta linea in Padova e in Trevigi, e ri-portati alcuni documenti suggeritigli dal signor canonico con-te Rambaldo degli Azzoni Avogari finisce col dire : „ Da’

„ quai documenti provasi a mio parer chiaramente, che ver-,, so la metà del secolo decimoquarto, lasciati i panni di bam-„ bagia e di lana, di cui prima si solean formare le carte,

„ si presero ad usar que’ di lino 5 e che questo ritrovamento„ deesi alla città di Trevigi, e a Pace di Fabiano,,. LoScaligero (c) vuole, che tale carta sia un ritrovato degli ale-manni . Gian Filippo Murray in una lettera al Meerman vuo-le parimente congetturare, che l’introduzione di tale cartadebbasi alla Germania , dove a que’ tempi grandemente erain fiore il commercio, il perchè avendo i mercatanti moltobisogno di carta, e cercando in tutto la maggior economiapensarono a sostituire il lino, di cui le loro terre abbondava-no , al bambagio, di cui ne avevano scarsezza . Il Fabriziocitato dal Murray nella testé mentovata lettera riporta l’an-

(a) Pag. 77. (b) Lib. I, cap. iv. ~

(c) Seat. sec. pag. 7. apud Fair. Bibl. ant. pag. xxl.