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Tomo primo
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mente notabile ciòcche comanda5 cioè, che,, i fabbricanti„ di carta di Valenza e di Sativa si attengano all’antica forma,,.Che poi la fabbrica di Sativa tanto lodata fosse di carta dilino anziché di bambagio, si renderà assai probabile al ri-flettere, che i lini di Sativa, al dire di Plinio (a), fra tuttii lini primeggiano, e che in tutta Pantichità non sol i ro-mani, ma ancor i greci hanno data la palma a’ sudarj edalle tele di lino fabbricati in quella città ; e che il cotoneal contrario non fu introdotto nè in Sativa, nè in alcunluogo del regno di Valenza che nel secolo decimoquarto, co-me alla fine di esso nel 1383 lasciò scritto qualcosa allornota a tutti frate Francesco Ximenes nel libro intitolato Loregiment^ r all’ultimo capo (* *). Or dunque perchè vorrassi farcredere, che una fabbrica di carta cotanto eccellente edimpareggiabile fosse di cotone, affatto straniero a quelleprovincie, anziché di lino, che appunto in quella campa-gna nasceva finissimo ed isquisito ? Qual ragione potremoaddurre della particolare politezza ed eleganza della cartasetabitana, se quest’era di cotone ? E a chi non sembrerànaturale, che producendo Sativa lini i più eccellenti, di cuiformare la carta , avesse parimenti la carta la pi ù eccellen-te? Se Strabone, se Silio Italico, se tutti gli antichi esaltanole tele e i sudarj di Sativa, noi senza la menoma esitanzane accagioniamo la eccellenza de’ lini, che i setabitani ave-vano alle mani per fabbricarle ; e se vediamo gli arabi tesserei medesimi elogj alla carta di Sativa, perchè non vorremotrovarne la' cagione ne’ medesimi lini? Le arti comunemente

(a) Lib. xix, cap. I

(*) Il Maians dà in latino il titolo De republìca a questo libro; ma scriven-domi il Borull espressamente Lo regìment , penso che questo in realtà sarà statoil titolo, supponendo valenzano l’idioma del libro da me non veduto.