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dagli arabi, trattasi de’ poli amici e nimici della calamita, benconosciuti da’ fisici arabi, e non intesi da’ nostri scolastici dique’ tempi; ed io credo, che le parole messe in realtà dagliarabi fossero giaron jU»., che vuole dire vento caldo , e peròprendesi'pel mezzogiorno, e avron , che significa setten-trione. Gli arabi avranno detto, che per avere la calamitavirtù d’attrarre dal suo polo meridionale, d’uopo è applicareil ferro, o il corpo magnetico dal settentrionale; e gli scola-stici hanno poi confuso il polo dell’un corpo col polo dell’al-tro, il settentrione col mezzogiorno , Vavron col giaron. Scor-gesi questa medesima confusione in Vincenzo bellovacense,autore un poco più antico d’Alberto. Riporterò qui le sue pa-role come le ho lette nella prima edizione del suo Speculumnaturale , fatta in Venezia nel 1494. Dice così Vincenzo (a):Aristoteles in libro de lapidibus : Lapis magnes ferrum trahit , etferrum obediens est kuic lapidi ; per yirtutem occultarne quae inestilli ipsum movet ad se per omnia corpora solida sicut per aera:et uno quidem ipsius angulo trahit ferrum : ex opposito angulofugat ipsum . Angulus quidem ejus, cui virtus est attrahendi fer-rum , est ad zaron , idest septentrionem. Angulus ameni oppositusad afon, idest merìdìem . Itaque proprietatem habet magnes : quodsi approximes ei ferrum ad angulum ipsius qui Tgiron , idest quiseptentrionem respicit _, ad septentrionem se convertit. Si vero adangulum oppositum ferrum admoveris , ad afon , idest meridiem semovebit. Quod si huic ferro ferrum aliud approximaris , ipsum demagnete ad se trahit.... In questo passo più chiaramente an-cora che in quello d’Alberto si scoprono, a mio giudizio, letracce dell’alterazione della dottrina degli arabi fatta dagliscolastici, ed in amendue manifestamente si vede, che nè Vin-
(aj Lib. vjiI, cap. xix.