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Tomo primo
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cenzo, nè Alberto intendevano punto ciò che scrivevano. Ma*come intenderlo, s’eglino stessi confessano, che non l’avevanoletto? Vincenzo nel prologo cap. x apertamente dice,.che ge-neralmente di tutti i libri di fisica e di matematica d’Aristo-tile non colse egli per sè stesso i fiori, che sparge nel suoSpecchio \ sed a quibusdam fratribus excerpta susceperam: non eo-dem penitus verborum schemate quo in originalibus suis jacent ,sed ordine plerumque transposito , nonnunquam edam mutata perpaululum ipsorum verborum forma, manente tamen auctorìs senten-tia j prout ipsa vel prolixitatis abbreviandae , vel multitudinis inunum colligendae , vel edam obscurìtads explanandae necessìtas exi-gebat. Alberto Magno segnatamente del libro, di cui or ra-gioniamo , dice nel trattato I cap. I : De his autem libros Ari -stotelis non vidimus nìsi excerptos per partes . Qual maravigliadunque che facessero sì madornali alterazioni? Ad ogni modoperò dagli stessi loro abbagli ravvisasi, che in quell’opera det-ta d’Aristotile lasciarono gli arabi sicuri vestigi della loro no-tizia della magnetica proprietà di guardare a’ poli, ond’è cer-tamente nata la bussola nautica. Il Falconet in una disser-tazione sopra ciò, che gli antichi credettero della calami-ta (a), accresce ancora maggior peso alla congettura, chesia stato aggiunto dagli arabi all’opera d’Aristotile il passosopraccitato ; poiché dopo aver detto che gli arabi „ tradu-„ cendo l’opera d’Aristotile IIspì T1J<; Xi^ov dopo la sco-„ perta della bussola, nelle addizioni che v’inserirono fe-„ cero menzione di questa notizia sotto il nome d’Aristotile,soggiunse „ che si trovano manoscritti di questa traduzione fal-„ sificata nelle biblioteche5 e si crede a ragione, che Alberto„ Stagno, e Vincenzo di Beauvais abbiano ricavati da essa,