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di tale cognizione negli arabi dal crederli men coraggiosi adintraprendere lunghi viaggi. Dal tempo della scoperta prendepure argomento il Tiraboschi di attribuirla agli arabi j per-ciocché essa , poiché già era notissima nel secolo decimoterzo,dovette farsi probabilmente nel decimo, o nelPundecimo,quando la filosofia fra noi appena si conosceva, e fra gliarabi al contrario era assai coltivata. Questa congetturaprenderà maggior forza se richiameremo alla mente quantogli arabi si dedicassero singolarmente allo studio , non di qua-lunque filosofìa 5 ma segnatamente della storia naturale, comeabbiamo noi Vii sopra forse troppo brevemente accennato. Maio aggiugnerò in oltre un’osservazione riguardante il saperedegli arabi, che credo potrà dare qualche peso a questa con-gettura . Per quanto fossero universali i greci ne’ loro eruditistudj, ed infiniti libri lasciassero sopra ogni materia, non hopotuto rinvenire memoria di alcun loro scritto, che alla nau-tica appartenesse. E se i greci, tanto inoltrati nelle fisiche enelle matematiche investigazioni, non rivolsero i loro studj atali ricerche, quanto meno le avranno intraprese i romani,Giiarabiche appena salutarono le scienze? Ma ciò, che nè greci, nè
primi scritt > 0
ri di nautica. roman i non fecero trovo spesse volte eseguito dagli arabi. Lasola biblioteca deirEscuriale ci presenta un trattato d’un ano-nimo De arte nautica (a), un altro ne cita di Thabet BenCorrah De sìderibus , eorumque occasit ad artis nautìcae usum ac-comtnodads (6) , ed altre opere porge, che alla scienza della na-vigazione appartengono. Or se gli arabi erano gli unici, checoltivassero la storia naturale al tempo, che si scoprì questaoccultissima proprietà della calamita , perchè non vorremo at-tribuire tale scoperta alla singolare lor cognizione della na—