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Tomo primo
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tura? Ed al vederli colla propria loro scienza creare la nau-tica, non potremo pensare ch’essi parimente inventassero labussola, che tanto interessa l’arte del navigare?

Non men favorisce alla causa deali arabi il vedere il. ,F s j va pgrand’uso, che fanno i medesimi della bussola . L’altre nazio»^” 0 gh a 'ni soltanto valgonsi di quell’istrumento per navigare ne’ ma-ri ; ma gli arabi l’adoprano altresì pe’ viaggi di terra, e lofanno servir eziandio ad uso della loro superstizione . LeonicoCalcondila nel terzo libro De rebus turcìcis descrivendo i viag-gi , che per lunghi e vasti arenali fanno gli arabi per visitarela Mecca, dice, che in que’ mari immensi di sabbia regolanoil loro cammino colle direzioni della calamita: Camelos con-scenduru utentes signis quae viam commonstrant magnetis demon-stradonibus. Colligentes igitur ab septentrionali plaga qua orbisparte eundurn sit, eo viam conjectantes pergunt . Ecco dunque,che oltre all’uso medesimo, che noi facciamo pel mare dellabussola, se ne servono eziandio gli arabi anche per terra. Eper levare ogni dubbio, che possa insorgere sopra la materia,di cui è composta tal bussola, si dèe osservare, che il grecoCalcondila non usa qui la voce generica Xidot; , che purevien adoprata dagli altri greci per segnare antonomastica-mente la calamita come la pietra più nobile, ma espressa-mente ci nomina la calamita tali; tov payin\tov ajtóSeiZeoiv •L’Erbelot alla parola Rebletan ci dà notizia dell’uso, che fannoi musulmani della bussola per regolare le loro preci, rivol-gendosi colla direzione di questa verso quella parte del mon-do, ov’è il tempio della Mecca, e che chiamano questa bus-sola kebleh noma , o kebleh nurna . Il qual nome basta a di-struggere l’argomento di chi pretende provare non essere gliorientali inventori della bussola, supponendo, che non abbia-no una parola originale propria a significare questo stromen-