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Tomo primo
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to, ma che si sieno per lungo tempo serviti dell’italiana vo-ce di bussola . A tutte queste ragioni giova finalmente aggiu-gnere, che i più antichi scrittori, che diano notizia dell’agocalamitato, sono gli arabi $ onde sembra, che dessi stati sie-no i primi a conoscerlo, ed adoprarlo. Il Kircher ( a ) cita un’antica geografia arabica esistente nella biblioteca vaticana, chedà manifesti indizj dell’uso, che già allor facevasi della cala-mita per l’arte del navigare ; e il geografo nubiese,che scris-se alla metà del duodecimo secolo, viene adotto non sol dalKircher, ma dal Fournier, dal Riccioli (b), e da altri, comequegli, che ne ha espressamente parlato. Laonde io credo,che la bussola , non men della polvere e della carta, si debbariporre fra le invenzioni tramandate dagli arabi agli europei,e ch’essa pure ci dia nuova materia di formare sempre piùrilevante concetto delle arabiche scienze.

Uso dei Ma quale stupore non dovrebbe recarci il sapere di quei-

pendolo per

dei la gente, se vedessimo che l’uso del pendolo per la misuradel tempo, l'a cui invenzione tanto romore ha menato fra’fisici in questi secoli più illuminati, era già da lunga pezzaconosciuto, e messo in opera dagli arabi, e che una cognizio-ne, di cui s’onorano un Galileo, e un Ugenio , e su la qualegareggiano l'Italia e l’Olanda, la possedeva molti secoli pri-ma quella nazione da'noi riputata barbara ed ignorante, at-ta soltanto alle scolastiche sottigliezze ? Io non ardisco d’ac •cordarle la lode d’una sì rara e singolare notizia , che solabasterebbe a rendere rispettabile l’arabica letteratura 5 ma di-rò solamente, che il celebre Odoardo Bernard non ebbe diffi-coltà di dare tal vanto agli astronomi saraceni 5 e il testimo-nio d’uomo sì dotto dèe avere gran peso presso i critici più

(a) Magnes tom. I, cap. vi.

(b) Geogr. et hydr■ lib. x , cap. xxil .