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Tomo primo
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le loro università. Diremo adunque, che tali collegj fosserocome i nostri istituiti per l’educazione letteraria della gioven-tù . A qual fine una fabbrica della vasta capacità del colle-gio del Cairo, di cui sopra abbiamo veduto col testimoniodi Leone africano, che potè servire di cittadella *a tutto unesercito, se tale collegio non avesse dovuto contenere un co-pioso numero d’allievi, di maestri, e di superiori, quali ap-punto si vedono ne’ moderni collegj? Che di molti maestriforniti fossero que’ collegj lo dimostra il vedere, che non solola teologia e la giurisprudenza, ma la grammatica e tuttele scienze di superiore e d’inferior classe, e le belle arti al-tresì contano molti celebri professori, che illustrarono tali col-legj. Lodasi l’interpretazione dell’alcorano fatta da MoamadEbn Ata mentre n’era professore nel collegio del Cairo. Ce-lebri sono i dieci libri del dritto canonico scritti dal murcia-no Abi Giamra, che i dottori de’ collegj di Cordova, di Mur-cia, di Valenza, d’Orihuela e di Granata erano per gli sta-tuti di que’ collegj obbligati a spiegare nelle lezioni. Permolti anni insegnò Alsangiali la teologia nel collegio di Ma-laga: nel medesimo fu professore di grammatica, e poi di giu-risprudenza Ebn Haphid Alamin. Aba Abdalla, dedicato aglistudj d’altra natura, insegnò le belle arti nel reale collegio diGranata. Onde si vede, che ogni classe di scienze, e d’ognifacoltà si trovavano eccellenti maestri in tali collegj. Oltre imaestri v’erano ancora altri superiori, come dovevano esserviinfatti, per attendere ad ogni regolamento. Il sopraccitato Al-sangiali, dopo avere insegnata nel collegio di Malaga la teo-logia, fu fatto capo e rettore del medesimo, e coprendo glo-riosamente quel posto terminò la sua vita. Benché tutte leprovincie arabiche possedessero tali collegj, la Spagna singo-larmente n’era talmente piena, che non solo le città, maTomo I. k k