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Tomo primo
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I britanni divisi da tutto il Mondo sapevano coltivare il Lingua

. glese.

lor idioma meglio forse di tutte l’altre nazioni, che più go-devano il commercio, e l’uso della società. Io non so se icelebrati romanzi del re Artu, e della Tavola rotonda furonoscritti in lingua britannica, nè se i loro autori Telesino, eMelehino fiorirono in realtà, come si dice comunemente,verso la metà del secolo vi 5 ma so, che il Beda loda dique’ tempi incirca il monaco benedettino Coedmon siccome \illustre poeta improvvisatore nella sua lingua : so che nell’in-glese APXAIONOMIA, o sia Collezione delle leggi antichedell’Inghilterra, pubblicata da Guglielmo Lambardo, si leg-gono in inglese le leggi di Ina, che regnò dal 712 fino al727, d’Aluredo, d’Odoardo, di Etelstano, e d’altri re fino a.Canuto, che terminò la sua vita nel 103 j; e so altresì, chevenendo a’ tempi più moderni non trovo in veruna nazionediploma più antico in lingua volgare , quanto la carta divisa,o indentata, che cita il Mabillon (a), d’un certo Algaro con-te, una parte della quale scritta era in latino, e l’altra ininglese, dove sottoscritti sono il re Eduardo ed Edgita reinaneìl’anno 1060. Così a ragione può credersi, che una lingua,che tanti secoli prima contava poeti, che fino dall’ottavo eraimpiegata nelle leggi reali, che nell’undecimo adoperavasine’ pubblici istrumenti, fosse già da lunga pezza coltivata epolita. Ma appunto dopo quel tempo ebbe un tracollo lalingua inglese, che la fece intieramente cambiare d’aspetto.

Basta confrontare e parole e costruzione e carattere delle orcitate leggi colla lingua inglese scritta posteriormente, per ve-dere che malamente vorrebbonsi riferire a questa i monumen-ti rimasti dell’idioma anglo-sassone allor usitato. La conquista

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(a) De re dipi■ lib. I, cap. il, pag. 7.

Tomo I.