2 66
di Guglielmo duca di Normandia accaduta nel 1066 intro-dusse in quell’isola il gallicismo, di guisa che divenne questoil linguaggio della corte; e Wlstan vescovo nel 109J pernon saperlo fu riguardato come ignorante, e come incapaced’assistere ai consiglj del re, come narra Matteo Paris: Quasihomo idiota qui linguam gallicam non noverat. Nacque dunqueuna nuova lingua nell’Inghilterra, e questa tardò alcun tem-po a poter ricevere qualche coltura. Gover, al dire di Ba-leo fu il primo che nel secolo decimoquarto gliela des-se : Nani ante ejus aetatem anglica lingua inculta, et fere totarudis jacebat.
Delle lingue meridionali sola l’italiana si contenta d’unamediocre antichità, e non aspira ad ascendere a’ secoli piùfrancese Sua remot * • Maggiori sono in questa parte le pretese de’ fran-cesi , i quali in prosa ed in versi vantano monumenti disuperiore antichità. Il Lebeuf nelle ricerche su le più anti-che traduzioni francesi ( b) pretende, che una parafrasi de-gli atti degli apostoli riguardanti il martirio di santo Stefa-no sia stata composta nel secolo nono. Il Martene, che pub-blicò tale versione, la ricavò da un codice, a cui egli crede-va di poter dare un’antichità d’anni 600 ; ciò che farebbe alpiù ascendere ali’undecimo secolo la detta traduzione. Ma ilLebeuf, non contentandosi d’un’epoca sì recente, risponde sol-tanto, ciò ch’è verissimo, trovarsi alle volte scritti più anti-chi in codici più moderni. Conosce egli stesso, che il dialettodella versione non rappresenta la pretesa vetustà; ma gli ba-sta il rispondere, che può essere stato da moderna man ritoc-cato. Vuole insomma ad ogni patto mantenere salva ed ille-sa la da lui supposta antichità di quella versione nel secolo
(a) Cent. sept.
(b) Ac. des insc. tom. xxvnl.