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Tomo primo
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27 I

della presa di Spagna contemporaneo di quell’avvenimento,dice, che almeno avrà avuto, quando egli scriveva, seicentoanni d’antichità, che vuoi dire sarà appartenuto all’xl secolo.

Laonde considerando nelle lingue settentrionali usate negliscritti anteriori ali’xl secolo la loro diversità dalle moderne,e non trovando nelle meridionali monumenti sicuri ed auten-tici di que’ tempi, potremo fissare il principio della colturadelle lingue e della poesia volgare al secolo undecimo ; epasseremo ad esaminare se questa realmente dagli arabi, edalla Spagna siasi comunicata a tutta l’Europa .

Per quanto usato fosse da tutte le provìncie ne’ familiari . mo delia

lingua latina

discorsi il volgare idioma, negli scritti però non era peranco ne § u scritti •in nessuna introdotto. Si parlava privatamente l’italiano, ilfrancese, il tedesco, lo spagnuolo linguaggio; ma nel pub-blico , e negli scritti non adoperavasi che il latino. Latineerano le prediche e le istruzioni fatte da’ vescovi nelle chie-se, benché poi alle volte per metterle a portata del popolospiegate fossero nella lingua volgare più intelligibile. Latineerano le lettere; e ancora scrivendo alle donne, ed a perso-ne affatto prive dell’inteHigenza del latino non si sapeva faruso d’una lingua ad esse comune. Latini erano i versi, iquali piuttosto che abbandonare l’antico idioma rinunziavanoad ogni vezzo , e ad ogni buongusto di poesia. Ogni sorta'di scritti insomma, di qualunque argomento, di qualunquemateria si fosse, tutto si sponeva in latino. Sarebbe statoun avvilirsi lo scrittore , e rendere abbietta e disprezzabile lasua opera il darla al pubblico nel linguaggio usato dal vol-go. E se la concordia, e transazione fra Carlo Calvo e Lu-dovico di Germania fu fatta in tedesco e in francese , ciò fucontra ogni uso e costume, perchè ardentemente bramavasi,che intesa fosse da tutto il popolo ivi presente. Il mentovarsi