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lutatorias fratri possit rationabiliter dirigere litteras . Et reperias ,absque numero multiplices turbas } qui erudite chaldaicas verborumexplicet pompasi ita ut metrico eruditiore ab ipsis gentibus carmi-ne , et sublimiore pulchritudine ., finales clausulas unius litteraecoarctactione de co re nt , et juxta quod lingue ipsius requirit idio-ma , quae omnes vocales apices commuta claudit, et cola rytkmi~
ce etc. .Quest’uso degli spagnuoli di verseggiare nella
lingua, nella misura, e nella rima degli arabi può dirsi confondamento la prima origine della moderna poesia. Per quan-to dati fossero que’ nazionali agli arabici studj non potevanoabbandonare affatto il nativo idioma, ed era ben naturaleprocurassero di trasferire ad esso gli ornamenti, che trovava-no nell’arabico. Anzi gli arabi stessi per una spezie di gratacorrispondenza non isdegnavano di parlare e di scrivere lalingua degli spagnuoli. L’eruditissimo padre Burriel in unalettera, che scrisse al padre Rabago dandogli parte delle in-teressanti scoperte, ch’aveva fatte nell’archivio e nella biblio-teca di Toledo, e de’ vasti piani d’utilissime opere, che me-ditava su queste, lettera dottissima tradotta tosto in francese,e pubblicata nel Giornale straniero di Parigi, narra vedersiancora fra i molti monumenti da lui trovati un'codice dileggi arabiche in antica lingua spagnuola, e alcuni frammen-ti d’una grand’opera di agricoltura nella medesima lingua,ma d’arabo autore. Incontransi molte scritture negli archivjdi Spagna, nelle quali indifferentemente si sottoscrivono gliarabi in ispagnuolo, e gli spagnuoli in arabico. Ciò che pro-va quanto fosse scambievole il commercio, che fra quelle duenazioni, e fra le due lingue passava. Quest’era radicato tal-mente, che ancora ne’ secoli duodecimo e decimoterzo, vinti imori, e scacciati da Toledo, la maggior parte delle scritturedi quella città alla presenza stessa de’ re cattolici si dettava-