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dalla di lui determinazione di far tutto scrivere nella lingua,che si adoperava per parlare; e quindi perfino la maggiorepropagazione della carta, e delle cifre arabiche fa provenire.
10 potrei aggiungere alcune riflessioni su le sue opere poetiche,che non trovo fatte da’ dotti spagnuoli, che di esse trattaro-no; ma versando unicamente intorno a materie, che possonosoltanto eccitare la curiosità nazionale, ma niente interessano
11 resto della letteratura, le tralascierò volentieri, e mi fer-merò solamente in una, che potrà certo riuscire più curiosaed interessante.
Quest’è, che in un codice esistente nella biblioteca di To-ledo , riportato nella Paleografia spagnuola , delle famose cantiche di quel re poeta, scritto al suo tempo, e da lui postil-lato, sono apposte ad ogni cantica le note musicali, su cuidoveva cantarsi ; ed è da osservare, che non solo segnansii punti trovati da Guittone d’Arezzo, ed usati ne’ libri ec-clesiastici, ma si vedono già le cinque righe, e le chiaviinventate posteriormente. Il Lebeuf dando parte all’Acca-demia d’iscrizioni e di belle lettere di due volumi di poe-sie francesi e latine da lui esaminati nella biblioteca de’ car-melitani scalzi di Parigi, dice, che al vedere le note musi-cali riconobbe subito essere posteriori al secolo decimoter-zo ; mentre in quel secolo non si era ancora pensato a farlein forma di rombi con una coda messa or al di sopra, oral di sotto. Eppure di quel secolo nelle cantiche del re Al-fonso si trovano varie note colla coda all’insù ed all’in-giù. Il dotto editore delle Novelle francesi del duodecimo edel decimoterzo secolo nelle annotazioni al Cavaliere dellaspaia parla de’ menestrierì, o giullari, e della musica ch’es-si usavano, la quale riducevasi a un canto piano in notequadre poste su quattro righe sotto la chiave di C sol ut ;
Tomo I. 00
Note mu-sicali nel se-colo decimo-terzo .