Band 
Tomo primo
Seite
292
JPEG-Download
 

zgz

gnuoli, i quali però presto dovranno di nuovo sortire in cam-po in mezzo de’ provenzali.

Lingua Se gli spagnuoli possono vantare il primato di tempo nel-

ìnzale.

la coltura della poesia e nel dirozzamento del patrio linguag-gio, non giunsero però alla gloria di ottenerne la maggiorecelebrità. L’antica poesia castigliana non levò gran gridopresso le altre nazioni ; e lo splendore dell’idioma delle casti-gliane provincie rimase sepolto nella propria sua patria. Noncosì avvenne alla poesia ed alla lingua provenzale, la qualetanto romore menò in tutta l’Europa occidentale, e con tan-

d’una canzone provenzale posta in musica a note quadre in quattro righe ri-portata in un codice intitolato Tractatus de cantu mensurato di Francone abatedel monistero d’Afflinghem al principio del duodecimo secolo, esistente nellabiblioteca ambrogiana di Milano, e di cui egli ne ha letto copia in Bologna.Cade dunque senza contrasto il pregio dell’anteriorità del codice alfonsiano.Ma gli arabi nondimeno potranno forse restare ugualmente in possesso del loroimagistero in questa parte . Contemporaneamente mi è giunto da Madrid dall’oracolo dell’arabica letteratura don Michele Casiri l’estratto dell’opera d’Alfa-rabi, da me da gran tempo richiesto per potere meglio decidere dell’influenzadella musica arabica nell'europea ■ Io non potrò mai rendere le dovute graziealla cortese gentilezza di quell’arabico Nestore, che ha superato per favorirmiogni incomodo dell’avanzata sua età , ed ogni difficoltà della scrittura del co-dice corrosa e mancante , e della materia piena di voci tecniche poco comuni,e di sconosciute e disusate dottrine; ma dovrò dire, che l’imperfezione delcodice non ci permette di ricavarne quel frutto, che a tanta fatica di quelgrand’uomo si conveniva. Due cose accennerò brevemente: una è, che le mol-te lodi, che dà Alfarabi nel libro primo alla musica metrica, e i lunghi ragio-namenti , che fa della poesia e della musica applicata ad essa, possono prova-re, che se i provenzali presero dagli arabi l’esempio del poetare , avranno ugual-mente ricevuto da’ medesimi l’uso d’applicare la musica alla poesia : l’altra è,che in quanto da quest’opera, si scorge , gli arabi avevano bensì cognizione del-la consonanza quarta, quinta, ed ottava, ma non di terza ; e non vi si scopresegno alcuno in tutti que’ fragmenti di beino!, nè diesis. Questa notizia potràforse dar qualche lume agl’illustratori della storia della musica de’ bassi tem-pi : noi non possiamo tenere dietro a queste ricerche, e speriamo vederle di-lucidate nell’annunziata opera delI’Arteaga.

/