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Tomo primo
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Vaticana, e che viene accennata dal Basterò (a), e più lun-gamente analizzata dal signor de la Curne de Sainte-PalayeneirAccademia d’iscrizioni e belle lettere di Parigi (ó). Noior diciamo provenzali i francesi del Languedoc, delia Pro-venza, e delle vicine contrade, e appelliamo provenzale lalingua ch’essi parlavano, e in cui tante composizioni, nonsolo di francesi, ma d’italiani eziandio, di spagnuoli e d’in-glesi si leggono, ma ne’ tempi più antichi, quando quellalingua e poesia era in fiore, non provenzale si chiamava,ma catalana la lingua, e catalani que’ popoli, che la par-lavano . Di ciò fa fede la sopraddetta tenzone, nella qualeAlberto tenendo le parti de’ catalani, sotto il nome di que-sti comprende altresì i gasconi, i provenzali, i limosini,gli alvernesi, ed i vianesi. Dove è da osservarsi, che frale lodi rese a’ catalani quella particolarmente rammenta diessere stati i primi inventori dell’arte di trovare, e di ave-re sopra tutte l’altre nazioni la superiorità nel saper piace-re, ben dire, e ben fare: nè il monaco., tuttoché per di-fendere il partito de’ francesi, di mille villanie carichi icatalani, non nega loro questa lode, anzi sempre più ciconferma il loro talento per la poesia e pel canto. Il Mil-lot ( 'c) nella vita di Bernardo d’Alamanon riporta un pas-so di questo poeta, che fa la medesima distinzione di cata-lani e francesi. Il medesimo de la Curne un’altra poesia cireca d’antico poeta francese , dove si fa vedere, che la lin-gua detta poscia lingua d'oc, ch’è la provenzale, o limo-sina, era lingua spagnuola de’ catalani, e degli aragone-si. I posteriori francesi, come osservano i sopraccitati Ba-

(a) Pag. 71 . (b) Tom. xlI .

(c) Hist. des trouvm tom. I •

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