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primi padri della poesia volgare furono i catalani ; ciò che nonfarebbono parlando col sovrano particolarmente nelle loro cir-costanze , se non ne avessero validi fondamenti 5 potrei far va-lere l’onore, che alla poesia provenzale i conti di Barcellonarecarono, e lunga fila schierare di francesi scrittori, i qualiall’introduzione del catalano comando nella ^Provenza riferi-scono il principio di quella poesia, ed all’estinzione della lineabarcellonese il suo decadimento. Ma di questo hanno tantoscritto il Basterò e il Lampillas, che potrebbe sembrare super-fluo il voler io qui ritornare in su le cose già dette. Diròsoltanto, che se i catalani allegar non possono poeti coetaneia Guglielmo di Potiers, ciò può provare piuttosto men cu-ranza degli spagnuoli di far valere le loro cose, che non man-canza di monumenti. Pur troppo gli eruditi nazionali si la-mentano di veder consumarsi dalla polve e dal tempo ne’ se-greti angoli degli archivj e delle biblioteche infiniti stronfien-ti d’ogni maniera, che grandemente varrebbono ad illustrarela storia, la poesia, la lingua , e tutta quanta la letteratura.Ma nondimeno il vedere , che i Berengheri all’entrare nellaFrancia tanto gusto mostrarono di poesia, può ben provareche questa non riusciva lor nuova, e che ne avevano giàprima nella patria conosciuti i pregi. Al riflettere poi, cheniuno stato ha dato tanti principi alla poesia provenzale , co-me la contea di Catalogna e il regno d’Aragona, poiché nonsolo Alfonso I o II (cioè II d’Aragona ), e Pietro III riporta-ti nella Storia de" 1 trovadori , ma eziandio Jacopo il Conquista-tore , il quale emulò anche la gloria di Cesare nello scrive-re nel nativo idioma i suoi comentarj , e in oltre, come diceil Basterò (a) , Pietro I o II, e Giovanni I, ed altri poeta-
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