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rono nel volgar provenzale.- al considerare, che senza grandeimpegno de’ nazionali di produrre i loro poeti pur sono cono-sciuti un Mataplana, un Berghedan, un Arnaldo, un Mola,un Bembibre, quattro o più Marchs, un Vidal, un Giordi,un Febrer, un Montaner, un Martorell, un Roig, ed altriinfiniti; all’osservare, che la prim’arte poetica ch’io sappia es-sersi scritta in lingua volgare, è di Raimondo Vidal di Bessa-lù, di cui parla il marchese di Santillana nel prologo de’suoi proverbj, e che ha veduta il Basterò (a) nella bibliote-ca laurenziana ; che il primo rimario che sia giunto a mianotizia è di Giacomo March, di cui nemmeno il nome sape-vasi, e di cui or ci ha dato ragguaglio l’erudito don Tom-maso Sanchez (7>), avendogliene mandata copia cavata dallabiblioteca del duomo di Siviglia don Diego Galvez; al pen-sare, che in mezzo alla scarsezza di notizie de’ catalani poetipur si trovano in essi tante riguardevoli circostanze, che nonpoco li distinguono fra la folla de’ francesi, italiani, ed in-glesi, che poetarono in quella lingua, non mi sembra vanatemerità l’asserire, che la provenzale poesia sia d’origine ca-talana, o che almeno debba ugualmente che la lingua appar-tenere alla Catalogna ed alla Provenza, ed essere chiamatacatalano-provenzale. Ora essendo i catalano-provenzali confi-nanti , anzi frammischiati cogli arabi, perchè non potrà dirsiche abbiano preso da questi l’esempio di poetare ?
Infatti facendo qualche osservazione su la poesia prò veli- Poes - a pro _zale sembrami che piuttosto debba riconoscere a sua madre dall’esempiol’arabica, che non la greca, nè la latina. Egli è vero, che Snelle composizioni de’ provenzali non si scorge vestigio d’ara-
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(b) Pag. 7;, e seg.
Tomo I.
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