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bica erudizione, nè v’è segno alcuno d’essersi formati i pro-venzali poeti su le poesie degli arabi; ma non si ravvisa nep-pure ch’essi fossero più versati nell’opere de’ greci o de’ lati-ni , nè si vede uso alcuno delle favole greche, e dell’anticamitologia, che sarebbe venuta molto più opportuna alle poe-sie amorose tanto usate da’ provenzali, che non i fatti, el’allusioni, che dagli arabici scritti chiamar potessero a’ loroversi. Rambaldo Vacheiras, Anseimo Faidit, Elia Cairels, edalcuni altri citano qualche volta il nome d’Alessandro : glispagnuoli, e i francesi composero un poema per cantare legesta di quell’eroe ; ma Alessandro non era per loro un gre-co capitano, la cui storia si dovesse studiare negli antichiscrittori; era un eroe romanzesco, era quasi un paladino, cheentrava al pari d’Arturo, di Carlo, d’Orlando, e d’altri sìfatti nella lor troppo moderna erudizione. Infatti nelle poe-sie de’ provenzali Alessandro vien nominato unitamente adOrlando, a Carlo, ad Arturo, a Merlino, e ad altri eroi de’romanzi; ed io credo, che Alessandro più pel mezzo degli ara-bi, che non de’ greci scrittori fosse giunto alla notizia de’ pro-venzali. Vero è, che Rambaldo Vacheiras fa menzione unavolta di Piramo e di Tisbe ; vero è altresì, che Bernardo diVentadour paragona un bacio della sua dama alla lancia diAchille ; e queste sono Puniche tracce d’antica erudizione, cheio abbia potuto scoprire ne’ provenzali. Ma queste ancorquando non fossero venute a loro notizia per qualche a noiignota tradizione senza Pajuto de’ libri antichi, proverebberoal più, che que’ due poeti, i più studiosi de’ provenzali, perquanto apparisce dalle lor vite, fossero giunti a leggereOvidio, il quale le riporta; ed era quasi l’unico poeta latino,che allora si ritrovasse nella Francia. Sarà egli credibile, cheBernardo de Ventadour alla metà del secolo duodecimo aves-