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Tomo primo
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lot, che per avere usato il dialogo nelle loro poesie furonocelebrati dal Nostradamus, e da altri come conoscitori dell’arte drammatica, di cui non se ne scorge verun altro vesti-gio. Famose sono le tenzoni, che tanto erano in voga pres-so i provenzali 5 ma simili giuochi di spirito, e combattimen-ti poetici erano talmente in uso appo gli arabi, che appenasi troverà alcun illustre loro poeta, di cui non si raccontiqualche particolarità accaduta in tali contese. Piena è la Bi-blioteca orientale dell’Erbelot di spiritose proposte e rispostedi que’ poeti. Degno è di singolare rimembranza il codicedell’Escuriale (a), che non men di ottocento epigrammi con-tiene, con cui fra loro contesero Salaheddino, e Tageddino,rispondendosi l’uno all’altro con vicendevoli poesie. Il qualuso di tenzonare poetando era perfino dagli stessi principiadoperato. Per non sortire dagli arabi spagnuoli, il Casi-ri (b) ne rammenta un codice, che ancor conservasi nell’E-scuriale, in cui Abu Jahia figlio dei re di Toledo, ed Al-motemed re di Cordova fra lor in eleganti versi contendonodel principato nella poesia. Dov’è da osservare, che le garee le dispute poetiche degli arabi, siccome di persone più col-te ed erudite, versavano su punti più fini e più dilicati, enon si perdevano come i provenzali dietro a grossolane vil-lanie , o disonesti amoreggiamenti. L’editore delle favole odelle novelle del secolo duodecimo e del decimoterzo, stam-pate in Parigi nel 1779, pretende (c), che i provenzali nonconoscessero l’arte di comporre i romanzi, e che altri nonse ne sappiano di loro composizione che quattro, e questidivoti •, e vuole, che tutta la gloria de’ romanzi e delle no-velle debba darsi alla lingua francese, non alla provenzale.

(a) Tom. I, pag. 12 6 .

(b) Tom. il, pag. 40.

(cj Pref.