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Tomo primo
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Il padre Pappon nel suo Viaggio letterario di Provenga, dicui non ho veduto'che l’estratto nel Giornale enciclopedicodi Bouillon (a ), dottamente risponde all’erudito editore esserestati fatti da’ provenzali molti romanzi, benché sieno venutiposcia in dimenticanza. Imperciocché se Gerardo di Calan-son nel principio del secolo decimoterzo istruendo un juglaredelle molte cose, che avrebbe a studiare per ben adempireil suo mestiere, gli nomina trenta romanzi, che dovrebbe te-ner a mente, segno è, che i romanzi de’ provenzali nonerano così pochi. Anzi egli credeche tutte le novelle , cherespirano lealtà ed amor puro, che dipingono questi senti-menti con candore e con semplicità, che segnano circostan-ze locali di quelle contrade, che sono pubblicate senza ilnome dell’autore, tutte quelle sieno o traduzioni, o almenimitazioni delle provenzali. Noi non entreremo a deciderequesta lite, se francesi sieno, o provenzali tali romanzi ; madiremo bensì, che i francesi, non meno che i provenzali,debbono riconoscere a loro maestri gli arabi, dacché gli stes-si eruditi litiganti acconsentono a dare ad alcune di quellenovelle origine arabica ; e i nomi, i luoghi, i fatti, i pen-sieri stessi assai apertamente il dichiarano. Salmasio voleva,che i nostri romanzi derivassero dagli arabi, venendo daquelli comunicato agli spagnuoli il genio romanzesco, e daquesti poi tramandato a tutta l’Europa. L’Uezio al contra-rio, sebbene anch’egli non nega essere cresciuto l’amore de’romanzi dall’esempio degli arabi, e dal commercio cogli spa-gnuoli , pretende però , che questi sieno nell’Europa assai piùantichi della venuta de’ saraceni $ poiché alcuni secoli primagl’inglesi Telesino e Melchino , e il francese Unibaldo eransigià distinti in que’ bizzarri componimenti.

(a) Tomo ni 1781 .