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Rime latine
Io so bene quanto si sia scritto su l’origine della rimadella moderna poesia, e quanto sia grande il partito degliautori, che dagli sconci versi latini, che ne’ rozzi secoliadoperavano tale desinenza, la vogliono derivare. Ma cheche sia de’ primi principj delle rime ne’ versi latini, cui ilMuratori vuole (a) comuni co’ primi principj della poesia,il Sarmiento (è), ed il Sanchez (e) credono introdotti da’goti, l’Uezio, e il Massieu (d) li fanno venire dagli ara-bi, ed altri ad altri tempi e ad altri fonti amano di ri-ferire , certo egli è , che i versi leonini e le rime perfette didue sillabe in uno spondeo, e di tre in un dattilo, qualisoltanto servir potevano di modello alla volgare poesia , nonsi trovano con tale frequenza ne’ secoli anteriori all’unde-cimo, che si possa ragionevolmente opinare gli spagnuolied i francesi poeti essere stati da quelle indotti a terminarecon gran consonanza i lor versi. I Maurini autori della Sto-ria letteraria di Francia portano ben diversa opinione, e lun-gi che i versi latini abbiano dato principio alle rime de’ vol-gari credono che questi hanno servito di modello pe’ latini 5e il Tiraboschi discende ancora a tempi più bassi, e dice, cheil favore, in cui furono nel secolo decimoterzo le rime italianee provenzali, fu quello per avventura, che invogliò molti adusar della rima ancor ne’ latini, sperando forse, che ugualplauso ne avrebbono anch’essi avuto. Leone Parigino, il qua-le si vuole che abbia dato il nome a’ versi leonini o per es-serne egli stato fautore , o per essere stato il primo a metter-li in credito, non fiorì che circa il 1190, quando più d’unsecolo prima erano già abbracciate le rime della volgare
(a) Ant. h. dissert. xi.(c) p ag- 97 -
(b) Pag. 86.(d) Ubi supra.