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Tomo primo
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poesia. Sicché le rime latine, anziché precedere le volga-ri, possono dirsi a queste posteriori, e prendersi per loro co-pia in qualche maniera lungi dal credersene i modelli. E adir il vero ancor quando voglia darsi maggiore antichità allerime latine, alcuni epitaffi, alcune iscrizioni, alcuni componi-menti oscuri e nascosti la maggior parte nelle chiese e ne’cimiteri, ed appena letti dalle persone ecclesiastiche, che allorpassavano per erudite, potevano fare tant’impressione ne’ po-poli da muovere parecchie provincie a seguirne l’esempio, eadattare quella cadenza delle parole per esprimere gii amori,e trattare le cose più dilettevoli, e formare una nuova poe-sia nel patrio idioma da divertire le corti ? Sarà egli credibi-le , che Guglielmo di Poitiers per cantare gli scandalosi suoiversi andasse a studiare la rima de’ latini epitaffi? E chi nonriderebbe se dir si sentisse, che le cobbole della Zarabatida,sorta di composizione, che il Sarmiento reputa la più anticadella poesia spagnuola, fatte per l’allegrezza e pel ballo, sien-si formate all’esempio delle sequenze ecclesiastiche? Laondeaderire non posso al sentimento del Muratori, il quale nonvuole ammettere nemmen dubbiezza , che ,, la poesia oggidì„ usata da italiani, francesi, e spagnuoli non sia nata dall’

„ imitazione de’ vecchi ritmi latini „ e dice senza esistenza, che„ i componimenti de’ nostri poeti non sono altro che ritmi.

Più fondata potrà sembrare l’opinione di chi ripete da’^imegotiche,goti, e dalle nazioni settentrionali i principj della rima vol-gare. Vuoisi comunemente, che i popoli del Settentrione usas-sero da tempi antichi la rima ne’ loro versi. Il Sarmiento ci-ta e Guglielmo Woton, il quale nell’estratto che fece deltesoro delle lingue settentrionali di Giorgio Hikesio dà noti-zia di varj poemi rimati e non rimati ne’ dialetti della goti-ca lingua, e il Giunio, il quale al principio del suo Glossa-