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Tomo primo
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più moderni, ma d’Argote di Molina, di don Niccolò Anto-nio, e d’altri parecchi, i quali non erano daH’amor patrioticospinti ad accordare a un valenzano poeta una gloria nonsua, e molto meno quello de’ catalani, i quali in forma au-tentica nella Proclamazione cattolica presentarono al monarcacome un pregio della loro nazione, che „ il Petrarca colle„ opere di Giorgio valenzano, composte in catalano, desse„ alla sua lingua proprietà e dolcezza „. Chiunque senz’al-cuna prevenzione si dia a leggere la per altro stimabilissimalettera del Santillana conoscerà facilmente non essere sì esattala sua diligenza nello scrivere , che una sola assai indetermi-nata espressione di lui possa far fronte alle chiare e precisetestimonianze di tant’altri scrittori, i quali, benché alquantoa lui posteriori nell’età, lo superano di molto nella critica enell’erudizione. Il marchese di Santillana, nato alla fine deisecolo decimoquarto, potè in qualche modo dire in questi no-stri tempi fiorì d’un poeta , che avesse toccato il principio diquel secolo, come non era difficile fosse accaduto a MossenGiordi, quantunque allevato alla corte del re Giacomo nell’età sua giovanile si fosse incontrato nella citata burrasca.Anzi, se vuoisi medesimare il Giordi del Beuter con quello delSantillana, farà d’uopo di dare alle parole di questo tutta lalunga estensione, di cui sono capaci. Perchè infatti sarà eglicredibile, che il Beuter scrivendo al principio del secolo xvlparlasse d’un Giordi fiorito a’ tempi di Santillana, cioè alprincipio del xv, come d’un poeta anteriore al Petrarca ; comed’uno, che verso la metà del secolo xnl era già in età diseguire il monarca nelle militari sue imprese ; come d’uno,che canta ne’ suoi versi da testimonio oculare gli accidentidella burrasca in quella spedizione accaduta? Il Beuter, dicedon Tommaso Sanchez, ha data fede ad alcune favole bero-