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Boccaccio, ma a molti ancor del Petrarca ; ciò, che a singo-iar lode dèe tornare a’ poeti del secolo xnl. Gli studj mate-matici erano col medesimo, e forse ancora con maggior ardo-re, coltivati 5 poiché oltre i soprallodati Atelardo Gotho e Da-niele Morlay sappiamo, che Giovanni Codardo monaco cister-ciense scrisse opere d’aritmetica e d’altre parti della matema-tica , e che prima di lui fioriti erano in quello studio il ve-scovo Roberto Grostest e il francescano Adamo di Marisco,lodati amendue dal celebre Rogerio Bacone ; e quando tuttimancassero, il solo nome di questo non basta a rendere glo-riosa e superba una colta nazione? Alquanto posteriormentededicaronsi a’ medesimi studj Giovanni Manduit, ed il car-melitano Niccola di Linna, il quale ebbe a cantore del ma-tematico suo sapere l’Omero dell’Inghilterra il. celebre Chau-cer. A chi è sconosciuto il merito di Giovanni Allifaz dettodi Sacro-Bosco , matematico sì rinomato del secolo xiv, i di cuiscritti per lunghi anni occuparono le scuole europee, e le stu-diose fatiche de’ più celebri professori ? La perizia della lin-gua greca guadagnò il nome di greco a Niccola d’Albano ; eil monaco Gregorio Venantodunense applicossi con istraordi-nario zelo allo studio non solo della greca, ma di tutte le dot-te lingue. Le fatiche di Niccola Trivet per illustrare ' le tra-gedie di Seneca, le metamorfosi d’Ovidio, i problemi d’Ari-stotile ed altre opere degli antichi sono una pruova del gu-sto non del tutto depravato, che regolava gli studj dell’In-ghilterra. La Rosa anglica di Giovanni di Gadisden, ed ilTrifolium di Simone Breodun fanno abbastanza vedere, cheanche alla medicina si applicavano con profitto gringlesi. Lapoesia volgare cominciò a farsi sentire nella bocca di Giovan-,ni Gover, il quale può in qualche modo chiamarsi il Dantedell’Inghilterra. Erasi egli, siccome Dante, dedicato a scrive-