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le sue ricchezze 5 e videsi allora cambiare d’aspetto la volga-re poesia, e la lingua italiana ornarsi |’di nuove grazie e dinuovo vigore. Ma non potè non pertanto quel genio singo-lare condurre a termine la grand’opera, e raddolcire abba-stanza l’asprezza della poesia involuta ancora nelle imperfe-zioni dell’infanzia. Fortunatamente però non tardò guari lanatura a provvedere quell’uomo, che a tal uopo si richiede-va ; perciocché al tempo medesimo, che Dante seguiva ancoraad illustrare scrivendo la lingua e la poesia, cominciò già ilPetrarca a recar loro quella perfezione, che dalle mani diDante non avevano ancora potuto ottenere. Erasi egli ingol-fato negli studj latini, e giunse a scrivere latinamente in ver-so ed in prosa con un sapore romano, che non erasi da grantempo sentito ; ma il fervore amoroso verso l’immortale suaLaura lo spinse ad abbracciare il nativo linguaggio per espri-mere poetando gli affetti del cuore ; e così diede all’Italia ilpiù bel Cannoniere, che sia venuto al mondo, e si acquistòil diritto più giusto alFimmortalità della gloria. S’ei nonavesse amato, dice il Voltaire, sarebbe molto men conosciu-to di quel che è presentemente. La poesia di Dante portavaancora i vestigi della rusticità, donde il sublime suo geniol’aveva levata: parole latine, o prese dal latino idioma sen-za torcerle con dolcezza al genio dell’italiano; rime strane esforzate; versi duri e difficili sono segni evidenti dell’infanziadella lingua e della poesia, ch’ei si prese a formare. Il Pe-trarca, quell’asprezza togliendo e quella ruvidezza, le ingentilì,e col levare ogni voce, che aver sembrasse del pellegrino edistrano, col creare espressioni nobili e vive, col cercare spon-taneità nelle rime / col lavorare i suoi versi fluidi e facilinon meno che armoniosi e sonori, fissò, per dir così, la lin-gua e la poesia italiana, e diede il tono, sul quale cantar