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Tomo primo
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di leggere Virgilio, nè in pregio alcuno ebbe gli antichi poe-ti, finché i versi del Petrarca, le sue ragioni, ed il suo esem-pio noi liberassero da questo pregiudizio. Rileva in una let-tera (a) il Petrarca sì grossi abbaglj d’un per altro eruditoprofessore di Bologna rispetto agli antichi autori, che fa ve-dere com’ei dava il primo luogo fra tutti a Valerio, fra’ poe-ti annovera Platone e Tullio, contava per coetanei Ennio,e Papinio Stazio, e neppure i nomi non conosceva di Nevioe di Plauto. E se tale era l’ignoranza de’ professori eruditi,quanto non sarà stata profonda quella del comune de’ lette-rati? Ebbe ben ragione di lamentarsi lo stesso Petrarca del-la barbarie di que’ tempi, mentre per essersi egli applicatocon ardore alla lettura di Virgilio fu da molti ragguardevo-li personaggi tenuto per mago ; ed al considerare la dimen-ticanza, ed il poco conto, in cui tenevansi i buoni libri, vie-ne a prorompere in un fatale vaticinio, che molto ei teme-va non fra poco le opere di Virgilio e di Livio per tale ne-gligenza di chi dovrebbe cercarle si perdessero interamente.Infatti tuttoché l’università di Parigi chiamasse alla Franciamolte dotte persone, tutte le premure di Carlo V per arric-chire la sua biblioteca del Louvre non valsero a fornirla d’al-tri poeti che d’Ovidio, di Lucano, e di Boezio. In mez-zo a quest’obblio de’ buoni autori, ed a tanta scarsezza dilibri, l’amore della latina poesia mise in mano a Dante leopere di Virgilio, ed egli lo prese a guida e condottiere persalire alle cime del Parnasso, anziché per visitare le cavernedell’Inferno, e del Purgatorio, e le amenità del Paradiso. IlBoccaccio, rapito dalle bellezze della latina poesia, e traspor-tato per l’amore dell’antica erudizione , non appagandosi dei-

fa) Epist. ix lib^iv.