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Coltura del-la Toscana «
rudita loro curiosità allo studio di quella lingua. Il Petrar-ca dice (a), che fuori d’Italia neppure di nome non era co-nosciuto il padre delle lettere^ Omero-, ma che nell’Italia ri-trovava in varie città alcuni eruditi, che amavano di sentir-lo cantare nei greco suo linguaggio. Egli stesso per ben duevolte erasi dedicato allo studio dì quella lingua de’ dotti rbenché non ne ricavasse un frutto corrispondente alle suebrame. Ma tutto ciò non bastava a fissarla nell’Italia, ed arenderla vantaggiosa al rifiorimento della letteratura: al Boc-caccio era riservato il riuscire felicemente in sì utile impresa.Incontratosi egli col greco Leonzio Pilato seco il condusse aFirenze, ed accogliendolo gentilmente nella propria sua casaottenne dal pubblico, che una cattedra gli desse in quellauniversità. Per due anni insegnò Leonzio nelle scuole fioren-tine la lingua greca, e fece a richiesta del Boccaccio, e coll’ajuto di lui una latina traduzione de’ poemi d’Omero. AlBoccaccio dunque dobbiamo l’introduzione della greca linguanell’occidente, e l’avere alla portata di tutti i poemi d’Ome-ro j poiché la traduzione di Pindaro tebano, ch’era l’unicache prima vi fosse, non si poteva dir tale, essendo soltanto,come diceva il Petrarca, un opuscolo d’uno scolaro, o unamaniera di compendio dell’omerica iliade, anziché una tra-duzione di quel greco poema. Coll’essere poi chiamato a det-ta scuola Manuele Crisolora, mise sempre più stabile il piedenell’Italia la lingua greca, e cominciarono a rendersi comu-ni alle nostre scuole le opere magistrali, e le dovizie lettera-rie de’ greci.
E qui giova riflettere per conoscere più 'segnatamente lasorgente della nostra letteràtura, che sebbene è vero che que-
(a) Ep. ms. cit. dall’Abate de Sade.