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sta è derivata dall’Italia, e quindi propagatasi per tutta l’Eu-ropa, tale gloria però più particolarmente fra le provincied’Italia si dèe riferire alla Toscana. Dante, il Petrarca, e ilBoccaccio sono toscani, e tali pure sono i Villani, i primiautori di storia, che si possono leggere con sofferenza. Coluc-cio Salutati, Leonardo Bruni, ed altri scrittori latini, e pro-motori del buongusto, furono di quel clima felice. Voltaireosserva, che per l’esaltazione al pontificato di Bonifazio Vilifra gli oratori mandati da varie città d’Italia diciotto se necontavano fiorentini. Vedesi sovente occupato a que’ tempida’ toscani il posto di segretario pontificio, tuttoché la cortepontificia esistesse in Avignone, e i papi fosser francesi, nè vifossero cardinali, che s’interessassero per l’onore della Toscana.Ciò che prova a quanta fama di coltura e di eloquenza sa-liti fossero i naturali di quella provincia. Nella Toscana, co-me abbi am detto di sopra, gettò le prime radici la linguagreca d’Italia ; nella Toscana presero moto gli studj d’antichi-tà , compagni fedeli della coltura delle dotte lingue ; nellaToscana più che altrove s’accese la passione di ricercare gliantichi libri -, la Toscana insomma diede l’esempio alle altreprovincie di adoperare ogni mezzo di sbandire l’ignoranza, edi rimettere in piede la sana letteratura. Le scienze altresì, senon debbono a’ toscani la prima origine della loro rinnovazio-ne , ne hanno però ricevuti i maggiori ornamenti. L’abateXimenes (a) crede poter dare a Paolo detto dell'Abaco la loded’aver cominciato a far uso dell’equazioni algebraiche . Mase mai questa gloria vorrassi negare a Paolo, un altro tosca-no , Leonardo di Pisa, si dovrà riconoscere per introduttoredell’algebra nelle nostre contrade, dove felicemente la trapian-
(a) Del gnom. fior, introd. pag. 62 .