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tò dall’arabiche. Il buongusto, che animava nelle lettere itoscani, si stendeva eziandio alle belle arti, le quali puredebbono ad essi il loro rinascimento. Chi non sa, che lamusica moderna riconosce a suo padre il famoso Guido Are-tino ? E non potrà dirsi a ragione, che il Cimabue fosse ilDante della pittura? Debitori siamo a’ toscani di tutte questebelle novità, dice il Voltaire. Essi fecero tutto rinascere pelsolo lor genio avanti che quel poco di sapere, ch’era rima-sto in Costantinopoli, rifluisse in Italia colla lingua grecaper la conquista degli ottomani. Firenze era allora una nuo-va Atene.
Coltura del- Ma se la maggior lode del rifiorimento delle lettere de-
le altre città ... . v
d’itaiia. vesi tributare a’ toscani, d’uopo e non pertanto d’accordare laloro non picciola parte agli altri italiani: e se Firenze eraallora la nuova Atene, Bologna, Padova, Verona, ed altrecittà porevansi chiamare la nuova Alessandria, o la nuovaRodi, e rinnovavano l’antico splendore delie dotte città e co-lonie de’ greci. Gli studj d’ambe le leggi, civile e canonica,Bologna, ebbero il loro incominciamento in JBologna. Gli alunni edi professori, che da tutte le parti dell’Europa vi accorrevanoa coltivar tali studj, resero bentosto famose le scuole bolognesije san Raimondo di Pegnafort, i due Bernardi ’compostellani,e parecchi celebri professori della Spagna, dell’Inghilterra,, ed’altre nazioni occupando le cattedre di Bologna non pococontribuirono ad invitare gli stranieri d’ogni contrada, che ve-nissero a partecipare de’ vantaggi , che presentava agli studiosiquella dotta università. Ma crescendo ognor più il concorsodegli scolari, non solo vidersi chiari professori del dritto, mafu altresì provveduto, che di medicina, di filosofìa, di teolo-gia , di retorica e d’ogni arte si cercassero eccellenti maestri.E delle belle lettere in particolare osserva opportunamente il